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venerdì 7 febbraio 2014

Avere soldi liquidi in banca o avere una casa?

Questo è il dilemma massimo di quasi qualunque investitore o acquirente immobiliare.

Abbiamo già toccato questo argomento in questo post (http://comprarecase.blogspot.it/2013/09/gli-italiani-non-sono-cosi-fedeli.html) in cui si andava un pò a oscurare il mito che vuole l'italiano un grande estimatore dell'investimento nel mattone.

Si evinceva da questo studio che non fosse così alta (rispetto ad altri paesi europei) l'attitudine all'investimento immobiliare.

Quindi rigorse l'annoso problema se sia meglio tenere i soldi in banca, se puntare su varie forme di investimento finanziario o comprare immobili.

Alcuni famosi guru della finanza, tra cui citiamo il conosciutissimo Alfio Bardolla, dichiarano che "investire in immobili è il miglior modo per diventare finanziariamente libero".

Ora, citiamo la cosa perchè ci preme evidenziare il punto e non perchè necessariamente condividiamo al 100% tutte le teorie e le informazioni di questi esperti di investimenti finanziari.

Il concetto tra l'altro va anche portato ad un'analisi più profonda perchè occorre distinguere bene tra i vari tipi di acquisto immobiliare. E distinguere fra le motivazioni che portano ad un acquisto immobiliare. Che non sempre (anche nel caso di acquisto di seconde case) sono dettate da soli motivi di investimento o speculativi.

In ogni caso la nostra posizione, più come consulenti finanziari che come semplici consulenti immobiliari, è che qualsiasi investimento in realtà concrete e tangibili è da preferire a priori e in senso generale rispetto a qualsiasi investimento su prodotti prettamente e meramente finanziari. E quindi intangibili e spesso di difficile comprensione della loro reale natura.

Non troppo tempo fa è scoppiato il caso Madoff. Che non è altro che un caso che possiamo prendere a paradigma (esempio generale) di ciò che diciamo. Madoff è stato per molti anni presidente del Nasdaq, ovvero del listino dei titoli tecnologici della borsa degli USA. Un posto estremamente importante e rispettato. Si è guadagnato la fiducia degli investitori con il prestigio del nome e della competenza. E non parliamo ovviamente di investitori da 4 soldi, ma di grandi banche e corporazioni finanziari dai capitali planetari. Adesso molte di esse nicchiano sull'ammettere di aver investito nelle proposte di Madoff ma banche come HSBC, BBVA, Royal Bank of Scotland e le nostre Unicredit e Banco Popolare hanno candidamente ammesso il loro coinvolgemento e le loro perdite.
Il succo del discorso è che Madoff prometteva guadagni su investimenti inesistinti che, come la più classica delle catene di Sant'Antonio, provenivano semplicemente dai capitali dei nuovi investori, in un giro che poteva continuare all'infinito. La cosa curiosa e sulla quale vogliamo soffermarci e per cui tiriamo in ballo questa storia, è che questi investimenti erano delle opere di ingegneria finanziaria talmente ben congeniate che neppure grandi professionisti del mercato finanziario si sono avveduti dell'inconsistenza degli stessi investimenti.
Così quando tu vai in banca e ti propongono di investire in fondi di varia natura o in titoli o panieri di investimenti diversificati, non sai realtmente cosa quei soldi stanno andando a comprare.
E, per quanto questa sia un'estrema semplificazione che ha ovviamente i suoi limiti, alla fine non parliamo altro che di investimenti che consistono in scommesse.
Semplifichiamo all'estremo, ovviamente. Ma alla fine il succo del discorso è questo.
Acquistare delle azioni di una grande società ci porta solo a scommettere se queste azioni saliranno o scenderanno. Non ci interessa minimamente diventare degli effettivi soci di una società per azioni.

Ora il dilemma se conviene o meno comprare una casa non può essere risolto con queste riflessioni.
Si compra un'altra casa anche per diletto, per coronare un sogno, per porre le basi ad una vita familiare in un'altra zona o regione.
Ma chiedersi se un'investimento finanziario sia meglio di acquistare un immobile, ci spinge, IN LINEA GENERALE ovviamente, a prediligere la concretezza.
E l'italiano ha ancora margini di miglioramento.
Soprattutto considerando che moltissimi stranieri stanno venendo ora in Italia a fare "spesa":
E che, secondo noi, il fenomeno è solo agli inizi. Perchè quando l'ondata cinese e dell'estremo oriente (l'indonesiano Tohir si è già comprato una società calcistica storica come l'Inter di Milano!!!!) arriverà veramente in Italia, si compreranno anche i garage.
E probabilmente noi andremo in affitto da loro.

Saludos a tottu.

martedì 21 gennaio 2014

Anno nuovo, vita nuova.

L'inverno in Sardegna, si sa, porta pace e tranquillità.
Porta momenti di pace dinnanzi ad un caminetto a legna in cui ardono i ciocchetti di leccio con il loro tipico aroma ligneo.
Porta momenti di visita ai parenti mentre fuori tira il vento freddo.
La Sardegna non è ovviamente solo estate, spiagge e calore.
Ovviamente.

Per noi che in questi anni ci siamo adoperati per offrire alle persone la possibilità di venire in Sardegna e abitarci il più possibile, sono concetti scontati. Ma nella vita forse è utile non dare mai niente per scontato.
Arriva il 2014. Arriva il nuovo anno.
Mai come in questi ultimi mesi si è parlato di case, immobiliari e acquisti fatti o mancati.
Si è parlato tantissimo (forse troppo e a sproposito) di nuove tasse e della casa come ennesimo modo per tartassare gli italiani.
In effetti non ci si può sottrarre ad argomentazione che trattino di fiscalità.
Ma forse stiamo uccidendo il sogno. E in questa società che sembra diventare sempre più razionale e analitica, mi sa tanto che la direzione tracciata è verso una super-frenesia-isterica-pazzoide-priva di controllo.
Che paradosso!
Ma forse la cosa ha una sua logica interna.

Venendo all'andamento generale, noi del blog ci siamo sempre esposti con chiarezza su quali potessero essere le dinamiche di questo mercato. Con gli opportuni distinguo.
Perchè non si può eguagliare il mercato delle case di lusso, a quello delle prime case per giovani coppie, a quello del mercato vacanze, a quello delle villette a schiera in Sardegna, a quello dei casolari di montagna o dei casali in Toscana.
Ci sono differenze. E quando si fa un ragionamento generale è sempre opportuno porle in rilievo.

Nonostante gli intenti bellicosi di questo governo assurdo (qualcuno mi scuserà se mi espongo in maniera così evidentemente da un punto di vista politico ma in Italia dall'entrata del governo tecnico Monti stiamo rasentando il ridicolo in termini di lungimiranza, coerenza ideologica e pianificazione politica), la casa tornerà ancor più al centro dei desideri degli italiani.
Il 2014 è un anno in cui si segna la fine della discesa dei prezzi e l'inversione di tendenza.
Lo leggiamo anche sul sole 24 ore.

I motivi sono stati discussi e discussi più volte.
Ci torneremo in una nuova unità di tempo.
Per adesso
Saludos a tottu.

lunedì 16 settembre 2013

Gli italiani non sono così fedeli all'investimento immobiliare

Alcune volte si inseguono le leggende.
Si dice da anni che gli italiani amino il mattone.
Noi, che spesso mettiamo in dubbio i luoghi comuni che di veritiero hanno spesso ben poco, non siamo mai stati convinti di questo fattore.
Vuoi perchè parliamo di investimenti immobiliari con molti italiani da molti anni e le perplessità e risposte vaghe e approssimative ai nostri input sono fonte di grande perplessità.

Sta di fatto che adesso sembrerebbe che questo "amore per il mattone" sia smentito anche da una ricerca di Eurostat, ovvero il centro di ricerche statistiche di Eurolandia.
Il grafico pubblicato sembra non lasciare ombra a dubbi:

Ovvero l'Italia si colloca ben lontano dalla cima della classifica con un misero 73% di italiani proprietari di abitazioni.
Davanti agli italiani moltissimi paesi, in particolare della zone est Europa come Romania e Lituania. Ma ci sopravanzano anche nazioni come la Grecia, il Portogallo e la Spagna. Dietro di noi le altre grandi d'Europa la cui poca propensione all'acquisto immobiliare era nota.
Cosa possiamo trarre da questo grafico?

In primo luogo che gli italiani non sono così innamorati del mattone e che non è vero che investono tutti o quasi tutti i denari in loro possesso negli immobili.
E in secondo luogo che gli italiani gradiscono anche altre forme di investimento. Come gli altri paesi avanzati. Ad esempio la Germania mostra che solo il 53% della popolazione ha proprietà immobiliari. Il che non significa che i tedeschi siano poveri, come ben sappiamo.

In ogni caso ci sono margini di miglioramento.
E se qualcuno può aver detto che gli italiani avevano tutti una casa, appare evidente che non sia così.
Così come, escludendo dalla statistica coloro che acquistano solo come prima casa, non è molto alta neppure la percentuale di possessori di seconde case.

Saludos a tottu.

venerdì 13 settembre 2013

Distinguere i ribassi di prezzo nel mercato immobiliare.

Un mercato è un mercato.
E ogni mercato ha regole generali e regole specifiche.
Confondere le regole generali delle compravendite con le regole e leggi specifiche che regolamento quel specifico mercato o nicchia di mercato può causare confusione e deduzione erronee.

E' assodato che questi ultimi anni siano stati un periodo di "bassa" del mercato immobiliare. Il numero delle compravendite è diminuito rispetto agli ultimi anni. Prendendo come riferimento il picco di numero di compravendite tra il 2005 e il 2008, c'è stata una evidente flessione.
Va però ricordato che il periodo di riferimento preso in esame è anch il quadriennio in cui si sono frantumati tutti i record di numero di compravendite nella nostra nazione.
In pratica, per quanto le vendite siano calate, se paragonate alla media di vendite immobiliari negli ultimi 30 anni, noteremo una flessione si ma non un calo disastroso.

Detto questo, sappiamo che in un mercato in cui la domanda di un qualcosa scende il prezzo tende sicuramente a non aumentare e se l'offerta sale, tende addirittura a scendere. Cosa che si è palesata nel mercato immobiliare.
Parliamo sempre in termini generali, comprendendo il settore residenziale e il settore turistico, comprendendo microzone in cui non c'è stato fondamentalmente calo e zone in cui ci sono stati cali sensibili e per niente minimizzabili.

Il succo di quello che oggi vorremmo dire è che ANCHE UN PREZZO CHE SCENDE PUO' SIGNIFICARE COSE DIVERSE.
In particolare distinguerei fra immobili che perdono valore e immobili che vivono un riassestamento di prezzo dovuto al mercato.
Cioè il prezzo va giù perchè segue le tendenze del mercato oppure il prezzo va giù perchè nessuno vuole quell'immobile.

Nel secondo caso potremmo trovarci di fronte a case il cui valore oggettivo è in caduta libera.
Case costruite molto indietro nel tempo e con una qualità generale di uso decisamente basso.
Rimanendo a ciò che ci interessa, cioè gli immobili ad uso turistico in Sardegna, occorre rimarcare che la qualità costruttiva generale degli immobili è andata in crescendo nel corso degli anni.
E molti degli immobili costruiti molti anni fa presentano livelli qualitativi decisamente inaccettabili ora. Al punto che non si potrebbe più ri-costruirli con quelle caratteristiche edilizie.
Alcuni di questi immobili godono di una posizione particolarmente pregiata e questo gli consente di avere comunque un prezzo rilevante. E' possibile che se la collocazione è veramente pregiata (vista mare splendida, ad esempio) il valore del luogo in cui l'immobile sorge diventi maggiore dell'immobile stesso. Nel senso che in prospettiva futura, chi fosse interessato a comprarlo metterebbe già in conto notevoli interventi di ristrutturazione se non addiittura l'abbattimento completo con completa ricostruzione.

Onestamente le seconde case in Sardegna presentano quindi sempre un alto valore oggettivo. Essendo nate non per soddisfare il bisogno primario di prima abitazione, esse rispondono molto a criteri di estetica e benessere personale dovuto al contesto.
Esemplifichiamo la cosa al punto da dire che un rudere comprato in Sardegna vicino al mare ha e avrà sempre un valore oggettivo. Perchè fa parte di quegli immobili con caratteristiche tali da essere sempre richiesti.
Un pò come le case situate nei centri storici di città vive e/o d'arte. Se hai un rudere in pieno centro a Roma o Milano, è impossibile che il suo valore descresca. Forse il suo prezzo subirà degli alti e bassi, seguendo i picchi o le cadute del mercato. Ma è ovvio che sarà sempre un qualcosa di cercato dal mercato.
Diverso è invece il discorso per un immobile collocalto in un paesino, in cui già avviene dello spopolamento da anni. Giusto per comprendere il succo di ciò che stiamo dicendo.
Chi ha costruito la casa magari la ha dotata di valore d'uso con particolari materiali e dotazioni edilizie. Magari avrà abbondato anche con gli spazi. Ma il suo valore in prospettiva sarà sempre meno. Perchè se la zona è in fase di spopolamento, a chi serve quella casa? Se la zona non è oggetto di meta turistica o di fruizione di qualche particolare aspetto territoriale (lago, montagna, sito archeologico, parco giochi, etc.) o se il territorio non mostra segnali di possibili sviluppi economici si comprende che non vi è spinta per una domanda di quel tipo di immobile. Se non a prezzi talmente bassi per cui diventa quasi oggettiva la convenienza a comprare.
Ad esempio acquistare una villetta con giardino a 50.000 euro. 

Quindi lasciamo cadere le cassandre che dichiarano che in Italia ci sono tantissime case e siccome la popolazione non aumenta, non ci sarà nuovamente espansione immobiliare.
Ci sarà. Non dappertutto. E' ovvio.
Forse neppure in molte città, a meno di un incredibile nuovo rilancio economico che porti nuovi abitanti.
Ma nel mercato turistico, in un posto come la Sardegna, sicuramente.

Saludos a tottu.

lunedì 2 settembre 2013

Il gioco delle 3 carte

La questione della tassazione sulla prima (e seconda casa) sembra il gioco delle 3 carte.
Non siamo noi i primi a ricordare questa metafora ma sicuramente è giusto ribadirlo affinchè la cosa prenda la giusta consistenza.

Vi è alla base un discorso di debolezza politica e istituzionale di chi dovrebbe governare questo paese. Che l'Italia sia senza un "governo" è un dato di fatto incontrovertibile almeno da 7 anni. Almeno nel quinquennio 2001-2006 c'è stato un governo. Che abbia agito bene o abbia agito male, che abbia agito o non abbia agito non è la questione. 
Ma almeno per gli italiani c'era la sensazione che qualcuno dentro la stanza dei bottoni ci fosse.

Sensazione (a parte i pochi tifosi aficionados incapaci di esprimere un giudizio vagamente obiettivo) che pervade la gran parte degli italiani. Ovvero che tra governi tecnici, delle larghe intese, di transione e chi più ne ha ne metta in realtà non ci sia il minimo progetto politico di medio e lungo periodo.
Diteci voi se avere un progetto politico, una strategia sociale e di sviluppo economico sia un fattore importante per qualcuno che intenda governare un paese di 60 milioni di persone. ...

Prendiamo il discorso della tassazione sulla casa.
Abbiamo in passato già espresso un commento su questa cosa (http://comprarecase.blogspot.it/2012/07/dellimu-abbiamo-gia-parlato-in-passato.html) ma essendo un discorso caldo è necessario tornarci.

Di sicuro c'è da fare una distinzione fra prima e seconda casa. Ma il panorama si è talmente evoluto che occorre fare una grande distinzione anche fra seconda casa e seconda casa. Fra seconda casa e terza casa. Etc.

L'obiettivo sembra essere l'abolizione delle tasse sulla prima casa. In linea di principio siamo d'accordo. Primo perchè la casa è un bene primario che quando usato per viverci dovrebbe essere difeso strenuamente da ogni attacco dello stato. Secondo le tasse non dovrebbero servire a pagare i servizi (se non a livello locale e in misura non totale) ma solo a regolamentare la quantità di moneta circolante.
Quindi no alla tassazione sulla prima casa. Ma no anche alla tassazione sulla seconda casa ad uso personale o a minimo uso speculativo.

Invece qui si fa il gioco delle 3 carte. Aboliscono l'imu (1a casa) per trasformarla in taser (tassa di servizio) che fonde le spese per la gestione rifiuti con il prelievo fiscale sulla proprietà.
Un pasticcio.
Un pasticcio da cui escono sconfitti tutti. Anche perchè il problema della gestione dei rifiuti solidi urbani è ben lungi dall'essere inquadrato nel modo corretto.
Smaltire i rifiuti ha un costo. Tale costo è a carico di una comunità. Tale comunità dovrebbe organizzarsi in modo che paghi chi più sporca e spreca e premi chi ha atteggiamenti virtuosi. Senza complicare inutilmente la vita delle persone.
Ad esempio costringendo chi va in una località turistica a fare la raccolta differenziata per 15 giorni.
Se ci si spreme le meningi forse un metodo più funzionale lo si trova.

Attualmente non sappiamo quindi cosa il prossimo futuro ci riserva.
Ricordiamo che la decisione di comprare dovrebbe comunque prendere in considerazione queste riflessioni se non in minima parte.
Perchè, come si può vedere oggi parliamo di una cosa e domani magari questa cosa non ci sarà.
Ma la nostra casa si.

Saludos a tottu.

mercoledì 28 agosto 2013

Un breve viaggio in alcune belle case.

Nel nostro lavoro ci divertiamo, appena abbiamo 2 momenti liberi, a guardare cosa succede nel mercato immobiliare in Italia (e a volte nel mondo).
Operiamo nella zona a sud di Olbia, nella Sardegna nord orientale. Conosciamo molto bene il nostro territorio. Ma ci pare corretto sapere cosa succede a livello normativo nazionale e cosa accade nel mercato in senso generale.

Così oggi ci piace deviare un pò dai soliti argomenti per segnalarvi un lavoro fatto dal sito www.idealista.it in cui si diverte a mostrare ai suoi lettori alcune delle case in vendita più care d'Italia.
La Sardegna, non spicca fra queste, e vorrei che qualcuno riflettesse su questo aspetto, perchè fin troppo spesso sento parlare di prezzi alti riguardo le case vendute nel nostro territorio.
Se volete che vi esprimiamo il nostro parere, noi crediamo che visto il contesto naturale e umano in cui le case vacanze in Sardegna sono collocate, esse (a prescidendere dalla qualità costruttiva) siano ancora molto al di sotto di un valore che dovrebbe essere raggiunto più avanti nella fase di stabilizzazione del mercato.
Chi compra adesso in Sardegna, deve sapere che ci sono ancora molto e ampi margini di crescita del prezzo.
Esponiamo questo articolo anche per ricordarlo.

Ecco a voi e buon divertimento:

Saludos a tottu.

mercoledì 7 agosto 2013

Quali tasse si pagano sulla seconda casa?

La seconda casa è una proprietà immobiliare in cui la persona non ha fissato la sua residenza e domicilio principale.
Un tempo, e forse nella idea collettiva di qualcuno è ancora così, avere una seconda casa significava appartenere a quella classe sociale di persone agiate che veniva chiamata anche "benestanti".

In effetti il termine ha una radice impegnativa, quasi a significare che avere molti soldi equivalesse automaticamente a sostenere che la persona stesse "bene" o fosse felice.

Apriremmo qui un dibattito che non ci compete sulla cosa.
Ci limitiamo a dire che il possesso di una seconda casa è stato per un lungo periodo sinonimo di ricchezza e di appartenza ad una classe agiata, per lo meno dal punto di vista economico.

La crescita della nazione (soprattutto negli anni 50, 60 e 80 con parziale esclusione degli anni 70 in cui si è dovuto fare i conti con alcure congiunture economiche negative - ricordiamo la crisi del prezzo del petrolio) ha pian piano portato ad un mutamento di questa situazione.

Nei nostri anni di lavoro abbiamo ormai riscontrato che possedere una seconda casa non è più un indicatore di appartenza ad una classe di "ricchi"..... perdonate l'espressione superficiale ma era per rendere chiaro il concetto.
In realtà moltissime persone che acquistano una seconda casa sono normali esponenti del ceto medio e sono dei grandi e instancabili lavoratori. 
Abbiamo conosciuto famiglie in cui lavorano marito e moglie e che, utilizzando qualche lascito o donazione di genitori o parenti e spesso aggiungendo quote derivate da mutui bancari, sono riusciti a comprare una seconda casa a costo di grandi sacrifici.
Non persone "ricche" ma sicuramente persone laboriose e attive.

Facciamo questa considerazione perchè siamo totalmente contrari alle categorizzazioni che tendono a strumentalizzare la situazione per fini che non sono di utilità pubblica ma che si riferiscono a chissà quali strani progetti di lobby minoritarie o gruppi di pressione politica.

Ma in definitiva quali tasse gravano sulla seconda casa?
Li esponiamo in modo coinciso:
  • ALL'ACQUISTO: tasse di compravendita differenti se si compra da impresa (generalmente nuovo) o da privato.
  • ANNUALMENTE: tasse di proprietà (IMU).
A questi costi annuali vanno aggiunti gli eventuali costi di gestione condominiale (se esiste) e i costi delle utenze (energia elettrica, acqua, gas, smaltimento rifiuti) da pagare al gestore a seconda dei consumi.

L'acquisto da impresa è gravato dal costo dell'IVA seconda casa. Questa tassa è del 10% sul valore dichiarato in atto. Si discute attualmente se deve entrare in vigore il provvedimento del governo Monti sull'aumento dell'iva che porterebbe questa aliquota all'11% ma ancora non vi è certezza. A questo 10% di iva occorre aggiungere in sede notarile alcuni costi in misura fissa ovvero 504 euro di contributo fisso di imposta catastale, ipotecaria e di registro.

L'acquisto dal privato è gravato  invece dalle sole imposte catastale, imposta ipotecaria e imposta di registro. Ma invece che in misura fissa in questo caso si paga in misura percentuale. Esattamente il 10% (7%+2%+1%) del valore catastale della casa.
Tale valore catastale si ottiene dalla rendita catastale (fissata in sede di accastamento alla costruzione) moltiplicato un fattore 126.
In genere il valore catastale così ottenuto è molto lontano dal prezzo di mercato a cui la casa si compra. Nella zona di San Teodoro e Budoni, la differenza media fra il costo del 10% di iva sul dichiarato e il 10% sul valore catastale di 2 immobili venduti allo stesso prezzo è nell'ordine di 4/5 volte. Ovvero, ad esempio, se si compra una casa da impresa del valore di 200.000 euro abbiamo 20.000 euro di iva mentre se si compra una casa da privato del valore di 200.000 euro abbiamo circa 4.500 euro di imposte catastale+ipotecaria+di registro.

Naturalmente ai costi fiscali di compravendita è bene non dimenticare i costi della parcella del notaio che per un immobile medio variano dai 2 ai 3 mila euro. Occorre poi definire caso per caso.

L'IMU attualmente si paga in percentuale sempre su un valore che si ottiene dalla rendita.
Cioè la stessa base di partenza per il computo delle spese di compravendita di un privato.
In questo caso per capire quanta IMU si deve pagare occore avere la rendita, moltiplicarla per il 5% e poi per un fattore di 160. Questo ci da la base imponibile su cui calcolare l'IMU seconda casa.
Le aliquote di tassazione dell'IMU seconda casa sono variabili da comune a comune che ha facoltà, partendo da una base uguale per tutti del 7,6 per mille, di variare in aumento o diminuzione del 3 per mille.
Semplificando: io comune posso far pagare un IMU minima del 4,6 per mille fino ad un massimo di 10,6 per mille del valore catastale-IMU della casa (rendita catastale x 5% x 160).
I comuni del territorio in cui lavoriamo (San Teodoro e Budoni) mantengono per ora l'aliquota al 7,6 per mille.
Un esempio? Rendita catastale di 241 euro. Valore IMU di partenza uguale a 241 * 5%= 253,05 €.
Moltiplicato per 160 = 40.488 euro.
IMU da pagare? 7,6 per mille di 40.488 euro = 307,71 € di IMU annuale.

Speriamo che queste informazioni vi siano di aiuto.
Saludos a tottu

mercoledì 17 luglio 2013

Quale relazione fra vendita case e ripresa dell'economia?

Esistono delle strane relazioni fra le dinamiche dei fattori economici e le attitudini di spesa e di investimento di un mercato di riferimento.
Oggi non pretenderemo di illustrare uno studio scientifico sulla cosa ma di riflettere con leggerezza su alcuni fenomeni.

Sembra incredibile ma il mercato degli acquirenti è spinto a comprare quando il prezzo degli immobili sale e spinto a non comprare quando il mercato degli immobili scende. Perchè questo apparente paradosso? 
Perchè un immobile non è visto solo come un bene di consumo ma anche come un bene di investimento. Quando si compra si getta sempre un occhio a quale sia l'andamento del mercato in funzione di una possibile rivendita. Se compro oggi mentre i prezzi stanno salendo so già che sto facendo un buon affare perchè l'anno dopo costeranno di più. Viceversa quando il mercato scende l'acquirente sente la spinta a rimandare l'acquisto per vedere se dopo un pò troverà gli stessi immobili a minor prezzo.
Se la casa fosse solo un bene d'uso, questo problema non si porrebbe. La prova la abbiamo con i capi di abbigliamento di marca o i gadget elettronici. Se vengono posti in vendita a prezzi decisamente più bassi di quanto in genere conosciuti, le vendite vanno a ruba.

Questo fatto è naturalmente basato su degli errori logici e di ristrettezza di vedute. Spesso l'acquisto di un immobile può attraversare, come lunghezza del tempo di investimento, 2 o più periodi di salita e discesa del mercato. E in ogni caso, sul medio-lungo periodo (come evidenziato in precedenti articoli qui pubblicati) le probabilità che i prezzi si dirigano verso l'alto è innegabile.
Quindi il problema di comprare un immobile in fase di bassa valutazione non si pone. Anzi.
E' l'esatto contrario.

E' vero che se compro oggi, potrei vedere un immobile simile a quello che ho acquistato io ad un prezzo decisamente più favorevole. E' un fatto che potrebbe accadere ma le cui probabilità non sono poi così alte.
Anche perchè la legge naturale dei mercati ci dice che prima agisce in genere compra meglio.

In ogni caso lo spirito collettivo del mercato ricalca sempre questi meccanismi quasi inconsci.
Quindi in una fase in cui la stessa economia italiana segna un pò il passo e si ritrova a fare i conti con problemi rinviati per troppo tempo, ecco che la notizia di una possibile ripresa del PIL ci fa capire (come peraltro già ipotizzato da questo blog negli anni passati) che i prezzi degli immobili non andranno giù ancora per molto ma che, anzi, è da intravedersi a breve la ripresa degli stessi.
Succederà subito dopo (tra 2/3 anni) la ripresa in positivo della crescita del PIL.

Bankitalia prevede un PIL in positivo (0,7%) già dal 2014. 
Certo, non è una crescita incredibile. E certo, dopo anni di PIL negativo era anche fisiologico che ciò avvenisse.....
Ma tant'è...... Sappiamo che le dinamiche della propensione all'acquisto non sono completamente razionali.
Vedere che il PIL vira in territorio positivo cambierà molti stati d'animo.
E a quel punto quando chi vende sentirà nuovamente che il suo bene potrà nuovamente avere compratori, i prezzi cominceranno a salire.
Non subito.
Prima si azzererà la forbice di trattabilità (adesso molto ampia). I prezzi esposti diventeranno i prezzi sotto cui non si riuscirà a scendere.
E se le vendite aumenteranno, allora ecco nuovamente i prezzi a salire. Prima piano e poi al galoppo.
Come sempre hanno fatto.
Fino alla prossima crisi edilizia. Uguale alle altre e diversa dalle altre. Come tutte.

E qualcuno starà a rimuginare sul perchè, in quel lontano 2013, non ne ha approfittato avendo la possibilità di comprare la casa dei suoi sogni a prezzi decisamente favorevoli.

Saludos a tottu.

lunedì 15 luglio 2013

Stesso prezzo, più trattabilità dello stesso: buon periodo per comprare.

Come spesso abbiamo evidenziato in questo blog, sappiamo che una discesa dei prezzi degli immobili è avvenuta in Italia.
Ma tale discesa è meno ripida e violenta di quello che taluni discorsi disfattistici intendono far apparire.
Abbiamo anche detto che la sensazione fosse piuttosto che sebbene i prezzi stiano in un certo modo "tenendo", ciò che diventava più ampia era la forbice della trattabilità dell'affare.
Perchè il prezzo di un immobile è quello finale.
Mica quello che viene promosso sui siti di inserzioni.
Spero si capisca la differenza.

Per carità, ci fa piacere leggere dalle pagine del prestigioso "Il sole 24 ore" conferma delle nostre ipotesi già espresse nel recente e meno recente passato.
Qui potete trovare l'articolo del "Il sole 24 ore".

Tra l'altro in evidenza un dato del calo dei prezzi notevolmente più contenuto a quanto traspare dalle solite superficiali chiaccherate da bar (non ce ne abbiamo i gestiori dei bar. E' solo un modo di dire).
Il giornale economico, su ricerca della Nomisma, indica in un 16% di calo medio dei prezzi rispetto al 2008.

In ogni caso, il succo di tutto ciò è la conferma che questo è un buon momento per comprare e un pessimo momento per vendere.
Saludos a tottu.

sabato 30 marzo 2013

Compagnie di navigazione sanzionate dall'AntiTrust?

Come si era ipotizzato da più parti e a più riprese, ci si avvia a gettare finalmente una luce di comprensione sulla questione dell'aumento dei traghetti da e per la Sardegna del 2011.

A quanto recita il quotidiano locale "La Nuova Sardegna", parrebbe oramai in dirittura d'arrivo l'approvazione del ricorso presentato all'antiTrust della regione automona della Sardegna riguardo agli accordi di cartello delle principali compagnie di navigazione.


Per dirla in poche parole, da una parte abbiamo alcune compagnie di navigazione che collegano la nostra isola al resto della penisola. Operando in un clima di concorrenza tutte cercano di offrire il miglior servizio al miglior prezzo possibile. E questa, in effetti, è stata la scena fino al 2010.
Con discreta soddisfazione dei consumatori e turisti.
Ma se le compagnie di navigazione sono in realtà sufficientemente poche, si potrebbe ipotizzare che per loro sia più conveniente mettersi d'accordo e stipulare un "prezziario" minimo e IMPORRE sul mercato delle tariffe convenienti solo a chi le fa.
Natuaralmente, in quasi ogni paese, questa pratica economica e commerciale (chiamata cartello o accordi di cartello) è considerata illegale e non è consentita.

Come detto, fin da subito il sospetto che le cose stessero in questo modo è venuto un pò a tutti. Se ne chiaccherava nei bar e nei salotti.
Ma un conto sono le chiacchere e un conto sono le accuse. 
Anche a questo punto non vi è ancora niente di certo. Ma il cerchio sembra che si stringa.
D'altronde non era accettabile che un rincaro dei prezzi dal 60% al 100% (raddoppio in molti casi!!) fosse giustificato solo da aumenti di carburante e non meglio precisati aumenti dei costi di gestione.
Anche perchè non è concepibile che il prezzo del carburante copra un 80 o 90% dei costi di gestione della navigazione in modo da giustificare la completa ripartizione di questo aumento sull'intero costo di trasporto.

Il punto è un altro. In ogni caso.
La situazione dei trasporti da e per l'isola non è stabile e il sistema spingerà in modo inesorabile per portarlo ad un punto di equilibrio. Che questo avvenga perchè la regione Sardegna o il governo nazionale (quando ce ne sarà uno, forse...) prendono dei provvedimenti o perchè la magistratura interviene per sanzionare condotte illecite o perchè nuovi operatori nel campo dei trasporti entreranno sul mercato con nuove offerte non sappiamo.
Ma la situazione non è accettabile.

Una delle soluzioni che si sta concretizzando è la trasformazione della nostra isola in una zona franca con l'abolizione di alcune tasse o la riduzione di taluni costi. 
Ne abbiamo già parlato e in queste settimane c'è dalle nostre parti un gran ribollire di attività a riguardo.

Vedremo.
Per ora riflettiamo sul fatto che se è vero che Moby, Grimaldi, SNAV e Sardinia Ferries si sono segretamente accordate per falsare il mercato e, probabilmente, per spartirsi la torta della ex-pubblica Tirrenia (fatta di rotte, personale e molteplici sovvenzioni statali) allora le conseguenze, anche a breve, saranno eclatanti.

Chi vivrà vedra.
Saludos a tottu.

giovedì 14 marzo 2013

Urbanizzazione e Arredi urbani

L'urbanizzazione è quel processo di sviluppo e organizzazione che si attua in un territorio o area per portare il centro urbano ad un livello di funzionamento e vivibilità accettati dal livello di qualità previsto dalle normative.
Le urbanizzazioni si dividono in primarie e secondarie. Le urbanizzazioni primarie consistono in modo principale in costruzione strade, fognature, illuminazione e acquedotti. Le urbanizzazioni secondarie consistono nella realizzazioni di infrastrutture di utilità pubblica come scuole, centri congressi e cose similari.
Alle urbanizzazioni si accoppiano in misura rilevante gli arredi urbani che sono tutti quegli interventi che un'amministrazione pubblica effettua in una città o territorio per migliorarne la sua estetica ma anche la sua fruibilità da parte del cittadino.
Essi consistono in (lista non completa):

  • Strade con segnaletica orizzontale.
  • Segnaletica verticale con indicazioni delle attività e/o luoghi di interesse.
  • Illuminazione pubblica.
  • Panchine e punti di incontro/socializzazione.
  • Cestini rifiuti e siti per la raccolta differenziata.
  • Strutture per cartelli pubblicitari.
  • Cabine telefoniche......  e altro
Con l'urbanizzazione e la cura dell'arredo urbano non bisogna dimenticare la cura del verde pubblico, che consiste nel creare aree pubbliche di aree verdi come prati, giardini, fioriere, filari di alberi, cespugli e siepi.
Queste tre attività (urbanizzazione, arredo urbano e verde pubblico) portano un territorio a trasformarsi da un luogo vergine ad un assetto urbano funzionale, adatto alle necessità della comunità che ci vive ed estetico.
Sicuramente è quantomeno necessario che una zona sia servita dai servizi di base di un contesto urbano moderno. Ovvero che abbia strade, approvigionamento idrico, fognature, marciapiedi ed illuminazione.
Questo è il minimo che si richiede ad una città o centro urbano.
Ma le urbanizzazioni e la cura degli arredi urbani dovrebbero andare ben oltre questo punto.

In particolare in località di pregio e di particolare bellezza.
Anzi è nostra primaria idea che la cura degli arredi urbani (dando per scontate le opere di urbanizzazione primaria e secondaria) e del verde pubblico abbiano un'incidenza altissima nel migliorare la qualità del tessuto immobiliare di un'area e quindi incidere in modo incredibilmente rilevante sul valore di mercato di una casa di quel territorio.

Questo sembrerebbe un pensiero assolutamente scontato e, probabilmente, condivisibile dalla maggior parte, se non tutti, dei lettori di questo blog e non solo.
Ma la condivisione è un concetto esprimibile in termini relativi e quantitativi, e non solo qualitativi.
Cioè è anche facile essere essere d'accordo con qualcosa.
Ma il punto è QUANTO di è d'accordo con la particolare idea o fatto di cui parliamo.

Nel nostro caso specifico (sull'importanza cioè delle sistemazione degli arredi urbani e del verde pubblico) la dimostrazione della realtà ci dice che per molte persone non è così evidente l'importanza di questo aspetto.
E la cosa peculiare è che tale mancanza di riconoscimento dell'importanza di questo aspetto nella qualità di offerta immobiliare di un territorio si riscontra in modo evidente (fin troppo evidente a volte) nella differenza di attitudine fra cura dello spazio privato e cura dello spazio pubblico.

Così non è insolito vedere che le singole proprietà immobiliari siano molto curate da un punto di vista di impatto estetico e di qualità degli arredi esterni mentre non sono altrettanto curati gli spazi pubblici in cui le stesse unità immobiliari sono collocate.
Non è insolito quindi vedere delle perle di costruzioni inserite in contesti poco curati, o talvolta fatiscenti.

Il punto, purtroppo, è che le amministrazioni pubbliche italiane spesso hanno un grado di efficienza e di velocità di esecuzione di molto inferiore al settore privato e l'iniziativa dei singoli individui e imprese.
Quindi può accadere che in una zona che si sta sviluppando le imprese realizzino bellissime strutture immobiliari in un contesto in cui l'arredo urbano arriverà solo molto, molto più tardi.
Tracciando un periodo di "interregno" in cui, purtroppo, ciò che è stato creato non potrà essere valorizzato a pieno.

Sicuramente, come spesso succede all'italico popolo, occorrerà avere pazienza.
Sempre che, almeno da un punto di vista concettuale, le nostre amministrazioni pubbliche nelle persone che ricoprono i posti di dirigenti e amministratori comprendano quanto è importante che in una città o località ci siano aree verdi curate e arredi urbani in quantità e qualità sufficiente.

Saludos a tottu.

sabato 23 febbraio 2013

Il mercato immobiliare americano riparte

Premesso che tutte le notizie che compaiono sui mass media e su internet vanno filtrate, ripulite e comprese nella loro sostanza prima di essere prese per buone, vogliamo oggi citare alcune informazioni sul mercato immobiliare americano.
Certo, sembra che ci stiamo spostando un pò fuori tema rispetto a quanto di solito trattiamo in questo blog.
D'altronde noi siamo una agenzia immobiliare che lavora in una specifica parte del territorio della Sardegna, che è una piccola parte del mercato immobiliare italiano.

Ma man mano che passano i decenni è evidente che l'intero mondo si stia sempre più collegando. E ciò che succede dall'altra parte del globo possa avere delle influenze, talvolta non piccole, sulla nostra quotidianità e affari immediati.
Se poi ricordiamo bene, dovremmo riportare alla mente che nel 2007 l'onda lunga di questo periodo di "riassestamento" economico e finanziario è proprio negli USA che è partita. Chi non ricorda i titoli dei giornali e dei mass media in quel periodo che parlavano di bolla speculativa americana o crisi dei mutui sub-prime.
Lasciamo perdere in modo assoluto le critiche per questi metodi giornalistici che riassumono tutta una vicenda o un fatto in una nuova parola o frase che diventa da li in poi un tormentone...... sub-prime...... nessuno (se non poche centinaia di persone all'interno di qualche istituto finanziario altamente specializzato) aveva mai sentito questa parola. E da un giorno all'altro tutti a parlarne come se non fosse possibile vivere senza. Un pò come è successo l'anno scorso con lo spread di montiana memoria o come succederà il mese prossimo con qualche altra parola.....

Il succo è semplice. In America come da noi, il mercato immobiliare è un settore trainante l'economia. Si costruisce e si vende. E dietro la vendita della casa c'è tutto un indotto di vendita di prodotti e servizi accessori.
Qualcuno negli USA nel decennio che va dalla fine degli anni '90 al 2007 cominciò a pensare che si potevano prestare soldi a chiunque per comprarsi casa. Vi era una fascia di persone che non presentavano i minimi requisiti per ottenere un mutuo. Era la fascia sub-prime ovvero la fascia di lavoratori con minori garanzie della fascia più bassa.
Sub-prime uguale lavoratori con nessuna o minime garanzie di ripagare il mutuo.

Qualche testa d'uovo in qualche banca ben pensò di creare dei prodotti finanziari basandosi su i debiti dei mutuatari ovvero di chi contraeva un mutuo.
Chi fa un mutuo ottiene dei soldi e da in cambio una promessa di restituzione con il pagamento di interessi. E' per chi gli presta i soldi una forma di investimento. Do 100 mila euro (dollari) a qualcuno e questo mi rende i soldi pagandomi il 4 o 5% l'anno.
I geni (testa d'uovo) di cui parlavamo pensarono che cambiando i nomi e impacchettando bene questi mutui sotto forma di prodotti finanziari, si poteva trovare qualcuno che investiva su di essi.
Morale della favola: si creano fondi di investimento basati sui mutui (tra cui anche e soprattutto i sub-prime) e quando i poveri lavoratori senza garanzia cominciano a non riuscire più a pagare le loro rate, scoppia la bolla. E il gioco diventa come una sorta di bomba con la miccia accesa che tutti cercano di sbolognare a chi lo precedeva nella scala gerarchica.
Sta di fatto che banche falliscono e negli USA decine di migliaia di case finiscono sul mercato perchè chi le aveva comprate con il mutuo non riesce a ripagarle. Il mercato immobiliare crolla perchè, d'improvviso, ci sono moltissime case in vendita a prezzi stracciati e perchè non c'è più lo stesso numero di richieste.

Dopo 1-2 anni l'onda lunga di questa crisi prima finanziaria che immobiliare arriva in Europa. E in Italia.
Le banche italiane, già peraltro sempre restie a concedere mutui e prestiti, chiudono i rubinetti d'improvviso. Il mercato delle prime case crolla. E questo trascina dietro anche il mercato delle seconde case che dipende spesso dal giro delle prime.
E' infatti frequente che chi voglia comprare una seconda casa, venda una sua casa sul mercato delle prime case. E come spesso succede l'effetto domino è servito.

In ogni caso la riflessione è che il mercato della prima (non si sa ancora per quanto.....) economia del mondo è di fatto una cartina tornasole per tutto il resto del pianeta. E che ci piaccia o no, l'andamento dei vari mercati negli Stati Uniti ci anticipa quello che succederà dopo pochi anni nel nostro mercato.

Ora leggiamo su alcuni forum di settore (www.immobilio.it) che dagli USA arrivano dati di ripartenza del loro mercato interno. Così in stati come la Florida o New York vi è un netto aumento dei prezzo a causa di un'impennata delle richieste.
Che dire? Saranno rose che fioriranno?
Noi siamo sicuri di si perchè seguiamo sempre le teorie economiche che ripongono nel medio e lungo periodo delle tendenze che singole specifiche situazioni non possono mutare più di tanto.
E se il mercato va giù, prima o poi questo torna su.

In pratica si confermano le nostre previsioni dello scorso anno. In Italia è prevedibile una ripresa del mercato immobiliare generale e dei prezzi a partire dal 2014. E se questo anno sarà l'ultimo anno di fase calante dei prezzi, è forse tempo che chi è indeciso approfitti degli ottimi e vantaggiosi prezzi che ancora si riescono a spuntare.

Saludos a tottu

sabato 9 febbraio 2013

Le elezioni cambieranno qualcosa del panorama immobiliare?

Ci stiamo avvicinando a grandi passi verso le prossime elezioni politiche nazionali.
Non crediamo proprio che ci sia qualche italiano che non se ne sia accorto.
Non per fare dell'anti-politica (non ci piace particolarmente questo concetto, peraltro di difficile comprensione perchè se fai anti-politica, stai allo stesso tempo facendo politica) ma è curioso vedere tutto questo fermento e questo movimento solo in prossimità delle elezioni.

La realtà è che tale movimento ci dovrebbe essere sempre. 
O meglio, sarebbe meglio se il fermento dei leader dei partiti e delle coalizioni ci fosse "durante" il periodo in cui dovrebbero svolgere il loro lavoro al meglio.
Perchè gli eletti non svolgono il lavoro di candidati ma vengono candidati per svolgere la professione di amministrare un paese.
Ma già qualcuno, tempo fa, disse che in Italia siamo sempre in campagna elettorale e la maggior parte, per non dire tutti, dei nostri politici da il proprio massimo proprio in campagna elettorale.
Dove a vincere sono le parole e non i fatti, le statistiche presunte e non le statistiche reali, le promesse e non gli adempimenti, gli attacchi agli avversari e non la cura del proprio lavoro.

Detto questo, rimane il fatto che la tornata elettorale sia una sorta di boa a cui far fare un giro e un'inversione di rotta a questa nave chiamata Italia. Nel bene o nel male, questo fine mese rappresenta comunque un momento molto importante di passaggio tra l'ieri e l'oggi.
Dal nostro punto di osservazione e in stretto riferimento alle conseguenze di queste elezioni sul mercato immobiliare, sicuramente molto dipenderà da chi vince.
Ovvero, come sembra attualmente prevedibile, se dovesse prevalere la coalizione di centrosinistra guidata da Bersani e Vendola sicuramente ci sarà una minore spinta verso il sostegno del settore immobiliare. Viceversa se a vincere sarà il centrodestra dell'inossidabile e incontrovertibile cavaliere Silvio Berlusconi.
Quest'ultimo si sta fornennatamente giocando le sue carte per richiamare l'attenzione proprio di quella fascia di italiani che guarda con grande attenzione il mercato del mattone.
Che gli italiani siano dei grandi fidanzati delle proprietà immobiliari non è cosa nuova che scopriamo oggi.
Alcuni provvedimenti di questi ultimi tempi, introduzione dell'IMU sulle proprietà immobiliari, di sicuro non hanno giovato sugli andamenti del mercato.
Ma già in tempi non sospetti, questo blog ha cercato di mostrare e documentare quanto la diminuzione delle compravendite e il calo dei prezzi fosse, in qualche modo, prevedibile e non necessariamente causato dai motivi su esposti.
La nostra tesi è che i mercati abbiamo delle dinamiche interne che sono fisse e che precedono questi fatti contingenti.
La prima di queste dinamiche è la più vecchia legge di ogni mercato:
Se un mercato continua ad andare su, prima o poi andrà giù. Se un mercato continua ad andare giù, prima o poi andrù su.
Tale legge ci fa capire che alla fine di un lungo periodo di espansione delle compravendite e dei prezzi, prima o poi il mercato immobiliare avrebbe trovato un momento di pausa e di calo. Di sicuro l'arrivo del credit crunch ovvero della contrazione del credito e dell'erogazione dei mutui ha contribuito e non poco, a fermare il meccanismo delle compravendite di case. Anche laddove non si comprava o si compra necessariamente con l'intervento dei mutui.
Ma se non ci fosse stato il credit crunch sarebbe successo qualcos'altro. Di questo bisogna esserne certi.
Poi potremmo stare qui a discutere su quando grande o quanto piccolo sarebbe stato questo periodo di contrazione degli affari immobiliari senza il contemporaneo intervento della chiusura dei mutui, della eccessiva offerta immobiliare insieme a questa situazione generalizzata di finanza pubblica e di politica fiscale e monetaria repressiva.

Sta di fatto che, elezioni o non elezioni, centro-destra o centro-sinistra, euro o non euro, è nostra previsione (proprio in virtù di quelle dinamiche generali di cui parlavano prima) che il mercato immobiliare si riprenderà sia in termini di numero di compravendite che in termini di aumento del prezzo al mq. Questo in generale, con i dovuti distinguo tra zona e zona e micro-zona e micro-zona.

Quello che ci aspettiamo sono tempi diversi a seconda delle diverse politiche economiche che il prossimo governo eletto dagli italiani metterà in atto o non metterà in atto.
Da molto tempo l'immobiliare è sempre stato un volano di sviluppo di tutta l'economia.
Per quanto lavoriamo in questo settore, questo punto di vista ci sembra eccessivo e non particolarmente adatto allo sviluppo di una società post-industriale come la nostra.
Per essere più chiari e parlare in termini più semplici, non pensiamo che bisogna costruire ancora e sempre per forza..... Non è colando di cemento e nuove case le città e le coste che si assicura lo sviluppo di una nazione. Non sicuramente della attuale Italia.
Magari si può lavorare nell'edilizia e sull'immobiliare per migliorare ciò che già c'è. Gli operatori edili, le imprese, i lavoratori, le industri e i fornitori avrebbero un grande giovamento nel lavorare tutti insieme nel migliorare ciò che già c'è. Ristrutturazioni, migliorie generali, implementazione di accorgimenti in favore della qualità ambientale e via discorrendo.

Detto fra noi, visto che chi parla è un'agenzia immobiliare, ci sarà sempre da offrire un servizio di consulenza e vendita in un mercato immobiliare.
Quindi non c'è proprio niente che ci faccia paura in un cambiamento, anche radicale del modo di fare mercato immobiliare.
Che, comunque, non crediamo proprio sia qualcosa di quest'anno. E neppure del prossimo.

Saludos a tottu.

sabato 24 novembre 2012

Inchiesta sugli agenti immobiliari

In questi giorni abbiamo letto un dossier sugli agenti immobiliari sulla rivista Soldi & Diritti di Altroconsumo.
Altroconsumo è un'associazione di consumatori e svolge il suo servizio di informazione nei confronti dei propri associati e non solo.

Abbiamo letto con attenzione quanto riportato dal servizio.
Lo abbiamo fatto perchè 1) siamo noi stessi degli agenti immobiliari e quindi abbiamo piacere nel leggere articoli che parlano di noi e della nostra attività. E 2), perchè proprio un'analisi delle mancanze e degli errori della categoria ci danno lo spunto per MARCARE la differenza con il nostro servizio.

Il servizio, riassunto nei suoi termini fondamentali, è tutto meno che lusinghiero nei confronti degli agenti.
I pareri dei consumatori (acquirenti di case attraverso la mediazione di un'agenzia) e i numeri sono avvero sconsolanti.
Sono stati intervistati 1500 italiani e il risultato è stato quello di un servizio dell'agente immobiliare di turno non all'altezza delle aspettetive ma anzi contraddistinto da gravi mancanze.
I fattori di insoddisfazione possono essere riassunti in:
a. Insoddisfazione della mediazione nella negoziazione del prezzo con il cliente.
b. Insoddisfazione della ricerca e presentazione della documentazione della casa.
c. Insoddisfazione dell'assistenza nella preparazione dei contratti.
d. Insoddisfazione del servizio di gestione delle visite alle case.

A questo si può aggiungere che gran parte delle agenzie pare abbia omesso l'emissione di fattura o la abbia fatta per parte delle competenze dovute.

La morale è che il 64% degli intervistati, se potessero, non si rivolgerebbero più ad un'agenzia immobiliare in futuro.

Se aggiungiamo a questi fattori, anche un atteggiamento non proprio di piena disponibilità nei confronti del cliente da parte di alcuni agenti, il quadro si chiude.

Sicuramente occorre ricordare che questo servizio è basato sull'operato GENERALE della agenzie. Ovvero includendo la vendita di 1° case oltre che di case vacanze. E soprattutto è stato esaminato il comportamento di agenzie operanti nei più grossi mercati, tra cui quello delle grandi città.

In un contesto di nicchia, come il mercato delle 2° case in Sardegna, non è corretto trasporre pari pari i risultati dell'inchiesta di Soldi & Diritti. Cosa che abbiamo fatto presente anche a loro.
Alcuni comportamenti che sembrano essere abbastanza frequenti sul piano generale, sono praticamente sconosciuti in questo territorio.
Ma questo non è il nocciolo della questione.

Il nocciolo della questione è che la nostra agenzia si muove da anni in direzione opposta al risultato che prima abbiamo esposto.
Il nostro motto è "Ascoltare il cliente, definirne i desideri e necessità e aiutarlo a realizzare ciò sogna".
La Orizzonte Casa Sardegna non fa nero e fattura tutte le sue provvigioni, come può testimoniare chiunque abbia comprato da noi in questi anni.
La Orizzonte Casa Sardegna fa risparmiare soldi ai suoi clienti, permettendogli il più delle volte di acquistare ad un prezzo più basso rispetto a quello che il compratore avrebbe spuntato in una trattativa diretta.
La Orizzonte Casa Sardegna filtra già alla base gli immobili che tratta, escludendo la vendita di case che abbiano situazioni non chiare o escludendo la vendita di case i cui proprietari non definiscono in modo chiaro e univoco i termini della trattativa.
La Orizzonte Casa Sardegna accompagna i suoi clienti dalla visita della casa fino al rogito e oltre. Rimaniamo sempre a disposizione per eventuali esigenze del compratore. Soprattutto considerando che molti nostri clienti non risiedono in questa zona e hanno spessissimo bisogno di un referente di fiducia per molte situazioni.
La Orizzonte Casa Sardegna cerca di soddisfare le esigenze di un cliente. La nostra idea è che "Se oggi tu non compri una nostra casa ma ti facciamo una buona impressione di servizio, forse un domani tu o un tuo conoscente ritornerà da noi!".

Non sempre si ha la casa giusta per il cliente. E in questo caso la vendita non si fa.
Ma il servizio può e deve essere sempre all'altezza di un alto livello di qualità. A prescindere dalla buona o cattiva riuscita della compravendita.

Di certo sul mercato ci sono tanti bravi agenti che fanno il loro lavoro. Quindi il nostro parere è di evitare facili generalizzazioni e strumentalizzazioni dei dati.
Di certo ci fa piacere riscontrare che praticamente tutti i nostri clienti si dichiarino soddisfatti del nostro servizio.
Forse siamo consapevoli che non tutti lavorino bene.
Ma forse proprio per questo ci sentiamo orgogliosi di quello che facciamo.

E come diceva un tempo un imbonitore televisivo che i più grandicelli ricorderanno, per tutti quelli che leggono il suggerimento è "PROVARE PER CREDERE".

Saludos a tottu.

domenica 19 agosto 2012

Legambiente premia ancora il mare della Sardegna

Salve a tutti,
avrete notato (se siete assidui frequentatori di questo blog) che nelle ultime settimane la frequenza degli articoli è diminuita rispetto al periodo precedente.
Ci scusiamo di quuesto ma, nonostante tutte le cassandre che si divertono a fare i funerali al signor "turismo", agosto è sempre agosto in Sardegna e l'afflusso di turisti ci ha spesso costretto a dedicare ben poco tempo alle pur piacevoli occupazioni di gestione dei nostri spazi web.

Sia chiaro, è innegabile che rispetto ad alcuni anni passati vi sia un calo di presenze.
Ma questo calo va visto sempre in un'ottica di medio e lungo periodo e mai come un fenomeno annuale.
Non si può programmare neppure la gestione di un condominio in un'ottica ANNUALE.
Figuriamoci se ci occupiamo di settori economici e sociali che includono centinana di migliaia di persone e milioni di turisti.
Lasciando l'approfondimento di questo interessante tema ad un prossimo articolo, volevamo dedicare un pò di spazio all'ennesimo trionfo della qualità del nostro mare. Ovvero del mare della Sardegna.

Quando si parla di località turistiche, prezzo degli immobili, crisi finanziaria, blocco dei mutui, etc. etc. occorre, infine sempre, indirizzare tutti questi argomenti facendoli ancorare ad un dato di base.

Il dato di base è che la Sardegna continua a rimanere un angolo di paradiso in questa sfera di acqua e rocce chiamata pianeta terra.
Come possiamo anche leggere nei seguenti articoli:
In base ai prelievi e esami della famosa "Goletta Verde" il mare della Sardegna risulta essere il più pulito d'Italia con 1 campione inquinito ogni 433 km di costa. Per dare un'idea, la seconda regione con il mare più pulito è la Toscana con 1 campione inquinato ogni 200 km di costa. Al secondo posto con una percentuale di inquinamento più che doppia.
Incredibilmente (almeno di primo acchito) la maglia nera di regione più inquinata spetta alla Calabria con 19 punti inquinati su 24 punti test (1 punto inquinato ogni 38 km di costa). Seguono Liguria e Campania.


I motivi sono vari e per ogni regione ci sarebbe da fare un discorso a parte. La Calabria soprattutto presenta incredibilmente un livello di inquinamento che non ci si sarebbe aspettato.
Responsabile dell'inquinamento sono sicuramente gli apporti tossici degli scarichi fluviali che gettano nel mare una quantità di inquinamento che il mare fatica a smaltire.

La Sardegna, lontana dal resto del mondo, gode di questo innegabile vantaggio. La sua rada popolazione non ha il peso antropico (si intende la quantità di risorse ambientali consumati da un gruppo umano!) di altre regioni.
Un milione e 600 mila abitanti su una gigantesca superficie di 24 mila kmq non hanno un grande impatto ambientale.

Il mare sardo quindi è bello e pulito. Come le sue spiagge.

Quando si pensa ad acquistare casa, questo fattore non può essere dimenticato.
Saludos a tottu.
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