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venerdì 20 luglio 2012

Trattativa e prezzo di listino

Abbiamo già avuto modo di parlare a lungo del concetto di prezzo.
Il prezzo è quell'importo di denaro (di bene o servizio) che permette di raggiungere lo scambio fra venditore e acquirente e massimizza la soddisfazione di tutte le parti della trattativa.
Se un prezzo non massimizza entrambe le parti, non è il prezzo giusto per quel bene o servizio in quel momento e in quel particolare luogo in cui la transazione si è consumata.
Il valore è un concetto diverso. Il valore di qualcosa è la quantità di soddisfazione/utilità che un dato bene o servizio può garantire ad un individuo, azienda o gruppo.
Spesso valore e prezzo sono separati dalla nascita.
Ad esempio ci sono beni con un altissimo valore d'uso (esempio l'acqua, senza la quale il nostro stesso corpo non potrebbe vivere) e un prezzo nonostante tutto accettabile e beni con un valore d'uso relativamente contenuto ma un prezzo altissimo (il diamante usato nei gioielli, ad esempio).

Qualcuno potrebbe dirci che per una donna, ricevere un diamante rappresenta una quantità di soddisfazione altissima. E su questo siamo sicuramente d'accordo. Ma è un valore eccessivamente soggettivo e non di larga condivisione. La realtà è che se ci trovassimo in un deserto l'acqua potrebbe consentirci di sopravvivere mentre il diamante no.
Seguendo questo tipo di ragionamenti si possono aprire scenari interessanti e curiosi sul valore e sul prezzo delle cose che usiamo e dei servizi che acquistiamo.
E qui risiede un pò la complessità della moderna economia.

Venendo alle case, comunque, una cosa è il prezzo e una cosa è il valore. Il primo muta, aumenta o diminuisce. Il secondo rimane per lo più immutato, con una naturale diminuzione con il passare del tempo.
Perchè con una casa che invecchia, la qualità di ciò che offre si degrada. E si è costretti ad intervenire con opere di manutenzione, che siano ordinaria o straordinaria.
Generalmente invece il prezzo sale. Sul medio e lungo periodo un pò tutti gli immobili acquistano prezzo.
Per quanto spesso il loro valore diminuisca. Ma ciò non è necessariamente detto. La mancanza di altri spazi in cui costruire può di colpo incrementare a dismisura il valore di una casa. E quindi anche il prezzo.

In ogni caso bisogna ricordare che un immobile viene collocato sul mercato ad un prezzo, che definiremo prezzo di listino. Tale prezzo è il prezzo ottimale per chi vende. Quello a cui non solo sarebbe soddisfatto ma ultrasoddisfatto. La piena realizzazione della sua vendita.
Il prezzo di listino è un parametro di riferimento.
Un prezzo di listino di 250.000 euro, fa subito comprendere che non parliamo di un immobile di 150.000 euro. Nè che ci possiamo minimamente avvicinare a quella cifra.
Vi è poi il prezzo di trattativa.
Qui non ci sono regole ferree. E molto dipende dal contesto e dal momento in cui la trattativa si porta avanti. In un mercato in espansione i margini della trattativa sono minori perchè il mercato è dinamico e si ipotizza la presenza di molte persone potenzialmente interessate.
Della serie "Se ti interessa il prezzo è quello, altrimenti...."
In un mercato non in fase di espansione i margini aumentano.
Di quanto?
Difficile dirlo. E sbagliato anticiparlo. Perchè troppi fattori pesano sulla bilancia.
Quando si entra in una fase di trattativa, l'interesse per l'immobile è uscito dalla fase di esplorazione commerciale. In una fase del genere il rapporto fra potenziale acquirente, agenzia e venditore è diventata più stretta. Gli attori si sono presentati e recitano sul palco.
Chi vende sa che c'è qualcuno REALMENTE interessato al suo immobile e farà le sue considerazioni.
Chi compra sa che se l'immobile viene proposto ai parametri che a lui vanno bene, comprerà.

Questa non è e non può essere la situazione di qualcuno che entra in agenzia e vedendo un prezzo chiede: "A quanto può scendere?". Non vi può essere risposta a questa domanda perchè non vi è trattativa, non vi è un reale interesse e da parte del venditore non vi è la percezione di un potenziale acquirente.
Se anche si dicesse che il prezzo può scendere di 10-20 o 30 mila euro, l'affermazione lascia il tempo che trova.
Noi generalmente ad una domanda così a bruciapelo, in una fase in cui si è ancora a livello di informazioni sommarie, rispondiamo molto vagamente. Lo facciamo per dovere di professionalità e rispetto per le parti.
Non parliamo di una scatola di cioccolatini o un paio di scarpe. Ma di un immobile di valore consistente.

In ogni caso non sottovalute mai la possibilità di intavolare una trattativa (SERIA) ad un prezzo decisamente inferiore al prezzo di listino.
Se viene portata avanti una proposta, per quanto bassa e lontana dal prezzo, ricordate che nel peggiore dei casi tale proposta può essere rifiutata.

Saludos a tottu.

Offerta immobiliare a San Teodoro

A San Teodoro, offriamo villette a schiera al prezzo di 120.000 euro.

Solo per un periodo limitato!

In contesto carino e curato (minimo condominio) abbiamo a disposizione varie soluzioni in bilocali a San Teodoro paese.
I bilocali sono arredati e le soluzioni possibili sono:
*) Bilocale su 2 livelli con soggiorno angolo cottura al piano terra, camera, bagno e ripostiglio (utilizzabile anche per sistemarci un letto aggiuntivo all'occorrenza) al primo piano. Giardinetto sul fronte.
*) Bilocale su un unico livello con soggiorno angolo cottura, bagno e camera. Giardinetto sul fronte e sul retro.
*) Bilocale su un unico livello al primo piano con accesso indipendente.

Alleghiamo alcune immagini per dare sostanza e dimostrazione della soluzione proposta.

Gli immobili sono in vendita perchè il proprietari intende realizzare una nuova struttura alberghiera.
Da un punto di vista dell'investimento questi immobili sono eccezionali perchè la zona è tranquilla, adatta a famiglie con bambini, non distante dal centro di San Teodoro e dalla spiaggia La Cinta.
In genere le villette sono affittate da giugno a settembre.

Rimaniamo a vostra disposizione per ulteriori informazioni e/o invio di foto e documentazione.
Ricordate che il mercato immobiliare ha rallentato ma non è fermo.
A riprova di ciò c'è un nostro cliente che intendeva comprare una di queste villette la settimana scorsa. L'unità era interessante perchè caposchiera con il giardino su 3 lati.
E' venuto nella nostra agenzia il lunedì e non ha più trovato la casa perchè era stata venduta sabato sera. Al che era veramente dispiaciuto. Ha forse pensato, come pensa qualcuno dei nostri lettori, che fosse il solito trucco da agenzia il nostro avvertimento.

Il concetto, invece, è che la soluzione vi piace e vi interessa, non bisogna lasciarsi scappare l'occasione.

Saludos a tottu.

mercoledì 18 luglio 2012

In Sardegna alla ricerca di nuove forme di vacanza

In questo universo tutto si trasforma e niente rimane uguale a se stesso.
Troppe volte ci piacerebbe che il tempo si fermasse e che niente si muovesse nè cambiasse direzione.
Ma anche questa è una bugia, perchè in uno spazio in cui niente cambia, dopo un pò la monotonia regnerebbe sovrana.

Negli anni '80, qualcuno sancì la fine dell'"El Dorado" turistico della riviera romagnola.
I più grandicelli ricorderanno la piaga delle mucillagini, ovvero l'invasione di alghe unicellulari nel mar adriatico. Sembrava che l'industria del turismo di Rimini, Riccione e zone circosatanti fosse al tramonto.
Eppure i bravissimi romagnoli ebbero la forza e l'abilità di comprendere che qualcosa doveva cambiare e si inventarono la vacanza parco giochi. Via agli aquafun e alle discoteche. La riviera romagnola come un enorme parco divertimenti che non finisce mai e non chiude mai.
Il motto fu ed è PIU' SERVIZI. Se non hai le spiagge e il mare dei Caraibi, puoi comunque ritagliarti il tuo spazio offrendo qualcosa che tu hai e gli altri no.

La Sardegna ha raggiunto, secondo noi, un punto della sua parabola ascendente simile a quel periodo in Emilia Romagna. Ovvero la spinta di un certo modo di fare turismo ha esaurito la sua energia e non permette alla carrozza turistica sarda di andare sempre alla stessa velocità.

Ma pensare che una crisi sia all'orizzonte è sbagliato e superficiale. 
Pensare invece che ci troviamo ad un punto in cui alcune dinamiche del movimento turistico debbano essere ripensate è corretto.
Forse la rincorsa continua alle costruzioni e ai cantieri è da rivalutare in una nuova ottica.
Di sicuro c'è che chi riesce a mettere le mani su un immobile in Sardegna, si troverà un bene rivalutato di molto nel volgere di 10-15 anni.
Possono sembrarvi molti. Ma arriveranno e passeranno. Come sono passati gli ultimi 15 anni.

Ci ha colpito quindi un articolo di Tiscali, in cui si parla proprio di nuove forme di vacanza.
In questo caso di vacanze lontano dalla tecnologia e dal modernariato.
Si cita la Sardegna in un esperimento nel sud Sardegna a Carloforte (Splendido posto),
Inseriamo il link per la lettura di questo breve articolo.
 
Che non ci dice tantissimo ma ci da lo spunto per pensare come potrebbe evolversi il turismo in questa splendida isola, una sorta di paradiso terrestre.

Saludos a tottu.

martedì 17 luglio 2012

La piaga degli incendi

Nei giornali e telegiornali italiani, in questi ultimi 2 giorni, si è parlato diffusamente della brutta domenica che c'è stata in Sardegna, e in particolare nella zona nord orientale a causa di numerosi roghi.
Sospinti da un incessante vento di maestrale che soffiava da nord-ovest, i roghi hanno fatto passare un pomeriggio di apprensione agli abitanti di vari paesi e borgate e un pomeriggio di lavoro a corpo forestale e vigili del fuoco.

Della piaga degli incendi e del rapporto con questa terra, se ne è parlato tanto. E molte cose corrette sono state dette vicino ad alcune stupidaggini.

Noi che viviamo tutto l'anno in queste zone, e che cominciamo ad avere una certa memoria ed esperienza delle cose che si spinge fino a tutti gli anni '80, sappiamo che i discorsi a mente calda, non appena i fatti sgradevoli sono accaduti, sono di un tenore mentre i discorsi a mente fredda sono di un altro.
Come in tutte le cose il problema non va minimizzato ma neppure amplificato per esigenze di spettacolarizzane televisiva o comunicativa.
Gli incendi boschivi sono un problema della Sardegna da moltissimi decenni.
Forse in prima battuta sono nati semplicemente per strappare ai numerosissimi boschi aree di territorio da adibire a pascolo. Se osserviamo la cosa con gli occhi di un pastore di qualche centinaio di anni fa la cosa non fa una piega.
La Sardegna è un territorio veramente ampio, costituito in gran parte di aree boscate difficilmente raggiungibili a causa della loro asperità. Nei secoli passati la copertura boschiva era incredibile e quindi l'uso di incendi per aumentare le aree coltivabili o, meglio, da adibire al pascolo non creava molti problemi.
Ma ciò che è utile e funzionale in un momento può diventare non funzionale e dannoso con il cambio di alcuni paramentri.

Nell'800, la Sardegna è stata svenduta a individui con pochi scrupoli che la hanno letteralmente disboscata per ricavare carbone e legnami per le ferrovie. Tutto ciò è stato fatto in modo selvaggio e senza il corretto ritorno economico per gli abitanti del luogo.

Su questa base, la distuzione di altre zone boscate, è cominciato a diventare un problema. Da lì a trasformare gli incendi in un'arma di pressione psicologica o veri e propri strumenti di danneggiamento o di intimidazione, il passo è stato breve.
Spesso, nei decenni addietro, alcuni individui hanno pensato bene di appiccare gli incendi come atti terroristici. C'è chi lo faveva per motivi politici, chi per motivi anarchici, chi per la difesa della propria indipendenza. Forse alcune di queste idee avevano e hanno il loro fondamento.... non sappiamo! Ma di sicuro incendiare ettari e ettari di territorio per rivendicare qualcosa trasforma la migliore delle idee in un qualcosa di pessimo.

Nel corso degli ultimi anni, il fenomeno incendi ha subito però una notevole riduzione. Sia in termini di numero di roghi che in termini di superficie bruciata. Un migliore sistema di prevenzione e di lotta agli incendi ha contribuito a questo come alcuni provvedimenti legislativi.
Un periodo non pochi roghi dolosi avvenivano per regalare questo territorio sottratto all'ambiente all'edificazione selvaggia. Cosa che da molti, molti anni non è più possibile.

Purtroppo qualche imbecille che si diverte a vedere che succede appiccando un incendio che possa minacciare paesi e strade c'è sempre. La stupidità umana alcune volte non ha veramente limite.
Anche perchè praticamente il 99% degli incendi è di natura o dolosa o colposa. Gli incendi per autocombustione sono un fenomeno talmente raro che è quasi inutile prenderli in considerazione.

La scorsa domenica la città di San Teodoro ha subito parecchi danni a causa di un incendio che si è avvicinato fin troppo ad alcuni sobborghi e villaggi del paese. Purtroppo ci sono stati anche dei feriti per colpa dell'esplosione di alcune bombole non viste dentro un capanno degli attrezzi fuori paese. Ci dispiace per loro.
Così come dispiace oggi vedere alcune colline circostanti il paese senza la caratteristica macchia mediterranea ma vedere al suo posto una coltre di arbusti neri e scheletriti nel mezzo della cenere.

Un dubbio sorge in noi. Possibile che dietro questo incendio doloso non ci sia qualcuno a cui piaccia e convenga creare un fattore di disturbo nei confronti del sistema turistico sardo?
Questa è una tesi che a più riprese è stata vagheggiata da amministratori e persone della strada. E che ha più di un fondamento.

Perchè chi viene in Sardegna, ha una percezione di questo (brutto) argomento più vicino alla realtà.
A San Teodoro non ci sono incendi ogni 2 mesi o ogni anno.
Non qualcosa di frequente o di particolarmente pericoloso.
Gli incendi sono un problema per il territorio e non per il turista.
Ma, dispiace dirlo, i mass-media nel loro quotidiano lavoro di DIS-informazione danno questa immagine.

A noi, sardi da generazioni, nati e cresciuti in queste zone, piange il cuore vedere decenni di vegetazione venir distrutta in un pomeriggio senza costrutto alcuno.
Ma se le cause di questi incendi sono davvero mettere in cattiva luce i luoghi turistici sardi, perchè cadere nella trappola.?

Saludos a tottu.

venerdì 13 luglio 2012

Tranquillità o servizi?

Nella ricerca di un proprio immobile, vi è una scelta che spesso mette in crisi gli acquirenti.

Si tratta di decidere il giusto mix fra la ricerca della tranquillità del punto in cui è situtato la nostra casa vacanza dei sogni e la quantità/qualità di servizi presenti nei pressi.

Ovvero tutti vorremmo, premendo un bottone magico, ritrovarci in un luogo in cui c'è tantissima tranquillità, tantissima privacy, natura, pace, ambiente, paesaggio ma allo stesso tempo con la possibilità di avere il negozio di pane a 50 metri dal nostro giardino..... E poi l'edicola, le poste, i negozi di telefonia, i bar, i ristoranti, il distributore di benzina e via discorrendo.

Tranquillità e servizi sono 2 valori che si collocano agli estremi di una scala.
Perchè l'uno esclude, in un ragionamento logico, l'altro.

L'acquistare una casa immersa nella tranquillità significa, di base, sceglierla in un luogo in cui c'è poca altra gente, lontano comunque da aree di aggregazione urbana. 
E i servizi, per loro natura, vengono collocati per lo più nei punti in cui vi è aggregazione urbana. Perchè in quei punti si massimizza l'investimento, aumentando i ricavi per la maggiore interazione con il pubblico.
Anche un servizio pubblico o assimilabile (ufficio postale, sportello del comune, banca, etc.) viene collocato in prossima di un numero consistente di persone. Il non procedere in questo modo causa grandi sprechi.
Perchè a quel punto, quale diventerebbe il criterio con cui si stabilisce il luogo in cui i servizi devono esistere?

La rappresentazione massima della cosa è una grande città. In una grande città, la concentrazione di persone, fa si che moltissime strutture ed eventi vengano collocati proprio nella città o nei suoi pressi.
Chi vive in un piccolo paese di montagna non potrà mai godere dell'offerta di servizi di una grande città. Non si sarebbero musei, concerti, manifestazioni, cinema, teatri, incontri sportivi.
Per chi abita a Roma o a Milano, la scelta di eventi a cui partecipare è alta tutto l'anno. Spesso non c'è altro che l'imbarazzo della scelta.
Per chi abita in Sardegna, è evidente che (tralasciando l'ampia offerta del periodo estivo) non possa esservi la stessa varietà di proposte.
Anche abitando in una grande città di quest'isola. Isola che conta meno di 1.700.000 abitanti. Sparsi su una superficie di 24.000 kmq. Uno spazio gigantesco.

Ovviamente i servizi non mancano e non intendiamo far supporre questo.

Riflettevamo sul fatto che desiderare la presenza di locali notturni, boutique, mercatini... implica il desiderio di ritrovarsi insieme a molte altre persone. E questo produce sicuramente più divertimento e vivacità ma forse un pizzico meno di privacy e tranquillità.
Ad esempio, noi consigliamo San Teodoro a chi ama passeggiare fra le vie in mezzo alle persone, avere a disposizione negozi aperti fino a notte tarda e locali notturni da visitare.
Consigliamo Budoni e dintorni, per chi ama maggiore tranquillità e riposo e non ami particolarmente il caos della vita notturna.

Al prossimo argomento.
Saludos a tottu.

mercoledì 11 luglio 2012

La Sardegna e i traghetti

La Sardegna è un'isola. E questo è un fatto che sicuramente non vi giunge nuovo.
E un'isola neppure così tanto vicina al resto della struttura continentale europea.
L'unica altra terra nei pressi è la Corsica, altra isola: praticamente una cugina.

Questa identità insulare ha sempre contraddistinto questa terra e non poteva che essere così. Se la Sardegna è quella che è oggi (nel bene e nel male), lo dobbiamo al suo regime di isolamento e separazione dal resto d'Europa e dal resto d'Italia.
Questo è un fattore che non si può mai dimenticare in tutte le proprie analisi. Sia che parliamo di vacanze, di affitti o di acquisti immobiliari.

Per giungere in Sardegna, fino a poco più di un decennio fa, l'unico vero sistema era quello di utilizzare il servizio traghetti offerto in principio dalla sola Tirrenia, compagnia di navigazione pubblica storica. Una vera istituzione. Più che altro culturale, visto che la compagnia non si è mai distinta per la cortesia e per la qualità del suo servizio.
Dopo arrivarno le compagnie private, Moby Lines del signor Onorato in primis. E poi Grimaldi, Sardinia Ferries, GNV e via dicendo.
La vera rivoluzione, comunque, è stata l'avvento dei voli aerei low cost, a basso costo.

Fino agli anni '80 e primi anni '90, volare era un modo di viaggiare a semplice appannaggio di professionisti e appartenenti ad una fascia media alta in termini di ricchezza. Il costo di un biglietto aereo era decisamente proibitivo.
Ma il mercato aereo introduceva una rivoluzione, ovvero voli spartani a prezzi decisamente appetibili e concorrenziali.
Questo tipo di nuovo modo di volare ha preso piede anche in Sardegna anche se in misura contenuta agli inizi e principalmente indirizzato ai mercati anglofoni e germanici.

In ogni caso, vuoi per l'aumento di concorrenza da parte di un metodo di collegamento alternativo, vuoi per l'aumenta competività del mercato del trasporto marittimo, i prezzi del trasporto cominciarono a scendere.
In taluni casi in modo vertiginoso. 
Oggi sorridiamo (visto il notevole aumento dei prezzi medi per un viaggio di andata e ritorno per la Sardegna con auto al seguito) ma fino a non molti anni fa, era possibile prenotando neppure molto tempo prima, viaggiare a costi irrisori, spesso pagando SOLO 1 euro per il trasporto dell'auto.

Ora è alquanto evidente che trasportare in Sardegna un automobile non può costare un euro. Forse ci piacerebbe pensare che questo sia possibile ma ciò NON E' NELL'ORDINE DELLE COSE.

La Sardegna è un'isola. Un'isola distante dal resto dello stivale.
La sua bellezza e il suo fascino deriva principalmente da questo fattore.
E questo fattore ha il suo costo.

Con questo, non stiamo minimamente dicendo che i rincari degli ultimi 2 anni riguardo ai costi dei traghetti per la Sardegna siano giusti e giustificati. Non lo pensiamo minimamente.
Pensiamo che si sia andati da un eccesso all'altro.

E che lo si sia fatto in maniera repentina, troppo repentina, con la creazione di un danno d'immagine ed economico notevole.
Crediamo che dietro questa sorta di accordo collettivo fra le compagnie private, il bene comune e il servizio pubblico (che comunque qualunque compagnia marittima, pubblica o privata che sia, deve fornire) siano stati sacrificati in nome di interessi privati di tipo lucrativo e speculativo.

Forse una politica migliore sarebbe stata un aumento concertato dei prezzi spalmato nel corso degli anni. In modo da permettere a privati, imprese e enti amministrativi pubblici di predisporre le opportune contromisure.

La nostra idea è che, prima o poi, il sistema turistico SARDEGNA, troverà un suo nuovo equilibrio. Non crediamo che questo aggiustamento debba essere lasciato a se stesso e che basti solo attendere. Occorrono azioni concrete in tale direzione.
Ma prima o poi sarà ineludibile che si ritrovi un equilibrio.

Forse non tutti potranno venire in Sardegna perchè a qualcuno apparirà più conveniente spendere la stessa cifra (complessivamente) e passare 15 giorni da un'altra parte piuttosto che 10 in Sardegna. Questo per via dei costi aggiuntivi del viaggio.
Forse.

Ma molte più persone possono venire in Sardegna proprio per questo motivo.
Quanti italiani vanni a Cuba o alla repubblica domenicana, nonostante non sia dietro l'angolo? Ci sono dei motivi. Forse solo un'idea collettiva. E' un discorso ampio.

La realtà è che, con un pò di accortezza, è possibile venire in Sardegna senza spendere in realtà un patrimonio. I prezzi sono aumentati e talvolta lo hanno fatto in modo percentualmente elevato.
Ma già da adesso è possibile vedere che le compagnie di navigazione stanno facendo parziale marcia indietro.
Notiamo già proposte commerciali promozionali di 210 € per 2 adulti + auto andata e ritorno (vedi per maggiori approfondimenti qui).
Esiste poi la compagnia di navigazione della regione Sardegna che fa viaggiare a costi incredibilmente bassi, sulla linea di qualche anno fa e a volte meno.
Questo il sito su cui prenotare: Saremar.

La Sardegna è bella. E' meta sognata e desiderata di moltissimi italiani e stranieri. Lo è e lo sarà.
Forse in futuro ancor di più con il continuo miglioramento della qualità dei servizi e la preservazione delle bellezze naturali. Cosa che il popolo sardo tiene a fare. Anche per la mancanza di potenziali pericoli dovuti all'inquinamento o alla produzione industriale che in Sardegna è veramente bassa.

Comprare una casa in Sardegna è una scelta saggia.
Farlo ora, anche un'opportunità e un affare.

Saludos a tottu.

martedì 10 luglio 2012

La pressione fiscale sugli immobili in Italia e in Europa

Dell'IMU abbiamo già parlato in passato in questo blog (leggi questo articolo). 
Ma è un argomento ridiventato molto caldo in questi giorni in concomitanza con la scadenza della prima rata.
IMU sta per Imposta Municipale Unica ed è un'imposta che il governo italiano richiede ai proprietari di immobili.
Da molti viene vista come un'imposta iniqua e le voci di dissenso sono state veramente tante.

Le nostre opinioni a riguardo esulano dallo scopo di questo blog.
Per essere coincisi c'è da dire che nel caso in cui un governo operi per il bene comune e sia molto avveduto nel gestire la finanza pubblica con onestà e senza sprechi, è doveroso che il cittadino contribuisca con tasse e imposte al funzionamento dello stato e della cosa pubblica.
In un qualche modo bisogna trovare dei sistemi per cui il costo del servizio pubblico debba essere ripartito con i cittadini.

Di per se, quindi, un'imposta sulla casa non è qualcosa di assurdo o di tremendamente sbagliato.
Così come non è per nulla sbagliato differenziare notevolmente fra prima e seconda casa.

La nostra agenzia vende praticamente SOLO seconde case. Il lettore può immaginare quanto saremmo, egoisticamente, avvantaggiati da provvedimenti che cancellino ogni tipo di imposta sulle seconde case. Questo inciterebbe le persone a comprare e quindi potremmo esserne ben felici.
Ma violeremmo l'assunto di cui sopra.
Non è possibile che in uno stato nessuno paghi per il mantenimento dello stesso.
E, moralmente, tassare una seconda casa in misura maggiore rispetto la prima è decisamente più corretto.
Ma cosa avviene in altri paesi? In Europa, ad esempio, pagano l'IMU o qualche tassa similare?
La risposta è ovviamente si.

Per rimanere sui principali paesi dell'Europa, vediamo che sia in Spagna, Francia, Inghilterra e Germania si pagano imposte sulla proprietà immobiliare.
In alcuni paesi (come la Germania) è estremamente difficile calcolare una media ponderata nazionale in quanto i parametri di tassazione variano moltissimo da regione a regione con metodi di calcolo molto diversi fra loro.
Quello che è certo è in Francia, Germania e nel Regno Unito si pagano più imposte sulla casa che nell'italico stivale. Mentre la Spagna ha livelli di tassazione similari. In particolare è il Regno Unito il luogo in cui si pagano più imposte sulla casa.
Poi ci sono tanti "distinguo" da fare. Sono molteplici i fattori presi in considerazione e tra questi il reddito personale che influisce sulla tassazione stessa.

Ovviamente a nessuno fa piacere pagare di più.
Ma il vero problema non risiede nell'imposta in se quanto nell'uso che dei proventi fiscali dagli immobili si fa. Chi di noi non si è chiesto: "Ma i soldi dell'IMU che fine fanno?".
Perchè, a dirla tutta, il problema non è se in Italia le tasse sulla casa siano o meno più alte che in altri paesi dell'Europa. A conti fatti non lo sono. Ma forse da noi è sicuramente peggiore l'impiego di questi proventi fiscali in proporzione ai servizi resi al cittadino.

Quindi IMU si, parametrata (dal canto nostro) ad alcuni parametri quali il reddito familiare e l'ammontare di altri investimenti almeno per un periodo di 5-10 in modo da non essere un fattore di disturbo dei progetti di spesa e investimento da parte del comune cittadino.
Per esemplificare, diciamo che appare abbastanza ingiusto far pagare la stessa IMU a colui che ha risparmiato per 20 anni aggiungendo un mutuo per l'acquisto della seconda casa (investimento fatto anche ai fini dei propri figli) rispetto a chi è al 10° acquisto di immobile ed ha redditi decisamente più elevati. A parità di metri quadri.

Saludos a tottu.
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